La musica occitana rappresenta un fenomeno sentito e apprezzato

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La musica occitana vive una’involuzione, destinata alla mera esecuzione, spesso snobbata e disprezzata, di antichi brani tradizionali. È solo alla fine del XX secolo, con la rinascita della coscienza dell’identità occitana, che essa conosce una nuova stagione di popolarità, consensi e soprattutto di creatività.

Quali sono gli strumenti musicali più utilizzati:

La ghironda

Nata nel nord Europa nel XI secolo, la viella, viola o ghironda produce le vibrazioni della corda non più pizzicandola ma sfregandola con una ruota, ed è anche il primo strumento cui si applica il principio della tastiera. In origine era detta organistrum ed era suonata da due musicisti, deputati a girare la ruota e schiacciare i tasti; in seguito un solo esecutore svolgeva entrambe le operazioni. Dopo il periodo d’oro di trobador e Arcadi, fu destinata ad artisti di strada e mendicanti ciechi, da cui derivò il soprannome di viola da orbo.

Cornamuse, flauti e tamburi

Detta in occitano piva chabrèta, capretta, poiché necessitava come materiale di costruzione di una pelle di capra, era antico ed economico strumento di pastori in tutta Europa. Appannaggio dei pastori erano anche i flauti, realizzati con legno di salice: potevano essere a becco, traversi o galobet. Questi flautini avevano soltanto tre buchi per poter essere suonati con una sola mano, mentre l’altra impugnava il battente del tamborin, alto tamburo provenzale a base tonda, che si portava appeso al braccio. In Guascogna era invece più diffuso il tamburo detto timpanon ton ton, dalla cassa lunga e piatta dotata di sei o otto corde.

Violini e scacciapensieri

Sostituiscono a partire dalla seconda metà del XVI secolo alcuni tipi di archi dal nome evocativo: la viola d’amore o marina e quelle da gamba e da grembo. Usato per accompagnare le danze di corte, nel XIX secolo si impone anche nelle valli grazie ad alcuni suonatori locali, fra cui celebre è la figura del sampeyrese Josep da Ros: il violino veniva suonato appoggiandolo non nell’incavo del collo secondo l’uso attuale, bensì sul petto. Era diffuso nelle valli anche l’arebebo, scacciapensieri, il cui suono è prodotto dalla vibrazione della linguetta di metallo che lo forma, amplificata dalla cavità orale.

Semiton o fisarmonica?

Nel 1829 a Vienna, aggiungendo all’armonica a bocca un mantice e una serie di bottoni, viene creata l’armonica a mantice. In essa le note cambiano a seconda che si apra o chiuda il mantice: l’antenato è il semiton, fisarmonica semidiatonica, oggi soppiantata dall’organetto diatonico. Esso arriva nelle valli alla fine dell’Ottocento e incontra un grande successo popolare, sostituendo il violino nell’accompagnamento dei balli. Nel Novecento subirà a sua volta la concorrenza della fisarmonica cromatica, la fisa. Fra gli storici suonatori delle valli Juspin Sezet e Joan Bernardi della Val Varaita, Joan‘d Servelh della Val Germanasca e Nòto Vallauri della Val Vermanagna, anche costruttore.

Staff PiemonteMusic
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